Travel and more

Archivio per 2009

Dormire easy all’easyHotel di Zurigo

In Hotel, Svizzera, Zurigo on Dicembre 16, 2009 at 2:16 pm

Non sono una fan a tutti i costi del minimalismo, ma quando si tratta di alberghi credo nel motto less is more.
Di molti hotel quello che mi fa inorridire sono i copriletti fiorati, magari con fantasia oro su blu, magari abbinati a tende pesanti che ripropongono lo stesso motivo. Più di una volta mi sono chiesta perché al posto dei brutti copriletti, che fanno subito hotel di medio costo da commesso viaggiatore (niente contro i commessi viaggiatori, s’intenda, molto contro gli hotel di medi prezzo e brutto aspetto), gli alberghi non possono piuttosto lasciare il letto “nudo”, con un bel piumino bianco ad esempio.
Tutto questo per dire che quando ho messo piede nella mia camera d’albergo dell’easyHotel a Zurigo ho avuto all’istante una piacevole sorpresa. Un immacolato letto bianco, che oltre tutto costituiva più o meno tutto l’arredo della stanza. Una stanza zen, nei toni del grigio, che oltre al letto aveva le luci, uno specchio e un gancio attaccapanni. Tutto qui. “Pochi orpelli=meno brutture”, ho pensato all’istante mentre aprivo una porta color arancio vitaminico che dava accesso a un bagno dalle dimensioni poco più grandi di quello di un aereo, ma che in più aveva una doccia.
La stanza, al quarto piano, presentava anche una bella struttura a mansarda e una finestra con vista sui tetti. Il quarto piano significa però quattro piani di scale a piedi, visto che l’easyHotel di Zurigo non ha ascensore.

Di questo albergo no frills, ho apprezzato, oltre alle stanze minimal, la posizione centrale, a un paio di fermate dalla stazione ferroviaria, e last but not least il prezzo: 35 euro a notte per la stanza singola.
Per un weekend a Zurigo, un’ottima soluzione. Segnato sul taccuino?

Taccuino

easyHotel
Zwinglistrasse 14
Zurigo
Tel +41 0900 327 994

Email: info@zurich.easyHotel.com
www.easyhotel.com

Nel bel mezzo del nulla. In Islanda.

In Islanda, ostelli on Dicembre 8, 2009 at 10:00 am

[un altro pezzetto del viaggio estivo in Islanda fatto alla fine di Luglio quest'anno. Qui e qui altri commenti-impressioni-indirizzi]

Di ritorno dalla penisola di Snæfellsnes e dopo un pomeriggio a mollo nelle acque calde della Blu Lagoon (lo fanno tutti i turisti che visitano l’Islanda e noi perché non dovremmo farlo?), ci carichiamo su un pullman della Reykjavík Excursions alla volta del parco nazionale di Þórsmörk: noi, gli zaini, le scarpe da trekking e i sacchi a pelo. E un sacchetto con la spesa: cibo e bevande per un paio di giorni.

L’amica islandese ci ha prenotato due notti una cabina di legno nel parco, per la precisione al campo di Húsadalur, e ci ha anche portato a fare la spesa per rifornirci di cibo che ci servirà per le cene da consumare nella piccola cucina di cui la nostra cabina è dotata. Partiamo pronti all’avventura a bordo di un pullman che, in quattro ore, qualche tappa, un ghiacciaio, una cascata e numerose pecore ci deposita in una vallata lontana da tutto e tutti. Bella. Bellissima.

I due giorni in the middle of nowhere saranno dedicati a esplorare i sentieri lì accanto e a leggere la sera fino a tardi, complice la luce, che d’estate non muore mai. A ridere delle nostre giacche antivento indossate per andare a far la doccia fuori dalla cabina (ci sono i bagni esterni, già). Isolati e contenti di esserlo. Due giorni da giovani marmotte. Bello, no?

Da sapere

  • Per arrivare al parco di Þórsmörk, che si trova a150 km da Reykjavík, bisogna guadare più volte un fiume che si dirama nella valle. Per farlo è necessario avere una macchina 4×4 con le ruote alte. In alternativa il campo base del parco si raggiunge, come abbiamo fatto noi, con i bus della Reykjavík Excursions che partono dalla stazione dei bus a Reykjavík.
  • La Reykjavík Excursions è una compagnia di bus che ti porta un po’ ovunque nel paese e che organizza tour di un giorno a partire da Reykjavík. Puoi comprare biglietti per escursioni o per le varie tratte che devi percorrere online o alla stazione dei bus. Sono ben organizzati e ti portano quasi ovunque. Qui vedi le destinazioni che puoi raggiungere con uno dei loro bus.
  • Al campo di Húsadalur puoi dormire da maggio a settembre. Le soluzioni sono varie e vanno dal posto tenda, alle stanze da due, ai cottages di legno. C’è una casetta centrale che funziona da reception, posto di ristoro e ufficio informazioni. Lì puoi prenderti un caffè seduto ai tavoloni di legno, fare merenda, pranzare e cenare con zuppe e poco altro. Puoi anche comprarti bevande e qualche cibaria da prepararti nel cottage o nella cucina comune. Pranzo e cena possono anche essere consumati sui tavoli esterni, disseminati qui e là ne campo. La cosa più conveniente è comunque fare la spesa da portarsi con sè prima di partire in un supermercato di Reykjavík o in un market sulla strada. Per i freddolosi: le cabine di legno hanno il riscaldamento. Per tutti: a) bagni e docce comuni; b) portatevi il sacco a pelo, le lenzuola e le coperte si pagano extra.
  • Taccuino

    Rifugi di Húsadalur
    Parco nazionale di Þórsmörk
    Per prenotare al campo: www.hostel.is

    Per prenotare il viaggio in bus: Reykjavik Excursions
    Terminal dei bus di Reykjavik
    Tel.: (+354) 562 1011
    Fax: (+354) 552 3062
    Aperto tutti i giorni dalle 04:30 alle 24:00
    www.re.is

    Heidi va ai mercatini di Natale a Zurigo. Io pure. E voi no?

    In B&B, Zurigo on Novembre 24, 2009 at 9:29 pm


    Vi ricordate la storia di Heidi stufa del nonno e di Peter e di pane e formaggio fuso che decideva di scendere in città a divertirsi un po’? No? E quella del manipolo di blogger coraggiosi che spesero ben 2 giorni, dico 2, a godersi una Zurigo low-cost lo scorso Agosto?
    Non importa se ricordate, vi basti qui sapere che un altro team di baldanzosi blogger esplorerà la Zurigo natalizia e io sarò tra questi. Insieme a lui e a lei, invitata da Zurigo Turismo, Nomadi Stanziali andrà a caccia di decori per l’albero, fondue ingrassanti e consolanti e varie ed eventuali amenità in una due giorni di Zurich-gita.

    E poichè non mi va di lasciarvi senza un paio di dritte, comincio a segnalarvi un posto dove a Zurigo si può dormire facile ed economico . Ho trovato questo b&b nelle mie passeggiate online e non l’ho provato, se qualcuno c’è stato e vuole darci un parere, ne saremo felici. Io l’ho trovato qui.

    Kafi Schnaps
    Kafi Schnaps è un bar e un b&b. Dal nome è evidente la loro specializzazione in spiriti. No, non si tratta di fantasmi, ma stiamo parlando di grappe. Servite, ma non solo quelle, nei locali di quella che era una vecchia macelleria. Da Kafi Schnaps oltre agli spiriti ci sono anche 5 stanze, che costano poco e che portano il nome dei frutti con i quali si aromatizzano i distillati: pere Williams, prugne, ciliegie… Bagno in comune per le cinque stanze (viaggiatore avvisato).

    Taccuino

    Kafi Schnaps
    Bars, Coffee & tea, Snacks & Rooms
    Kornhausstrasse 57
    Zurigo
    Tel. +41 442154040

    www.kafischnaps.ch

    Red is Beautiful!

    In Amsterdam, Shopping on Novembre 3, 2009 at 8:45 am

    ROOD

    Claudia/Kika ha i capelli rossi, vive nella rete e fuori girovaga, va in gita con la mamma e lo racconta, scrive, fotografa. Scopre posti che poi condivide. Come questo qui che ci ha segnalato:

    “Rood è un grazioso negozio di Amsterdam che vende articoli di un colore solo: il Rosso.
    Rosso come il sangue, come il vino e le rose rosse, come le melagrane mature e spaccate dal sole caldo, rosso anch’esso. Rosso come la Ferrari, come le fragole e le labbra di BiancaNeve, rosso come il quartiere più famoso di Amsterdam.

    Da Rood puoi trovare oggetti di ogni specie, dalle All Star alle teiere con tazze buffe abbinate, ai grembiuli e le graziose abat-jour, tutti rigorosamente rossi.
    Io mi immagino la negoziante che per un mese all’anno chiude tutto e gira per i bazaar e i mercatini del mondo alla ricerca di oggetti rossi di tutti i tipi.
    Abiti, stivali di gomma, caramelle, utensili, mazzi di peperoncini scarlatti, abiti, perfino un’amaca, cappelli, borse, e la gamma è infinita!

    Bordeaux, granata, carminio, ruggine, ciliegia, corallo, cremisi, amaranto, porpora, magenta.
    Un incanto!

    E se hai i capelli rossi…avrai il 10% di sconto!”

    Red

    Taccuino:

    Rood
    Warmoesstraat 173/a
    Amsterdam

    www.roodismooi.nl

    Il Mercatino dei Piccoli fa del bene ai piccoli e anche un po’ alle loro mamme

    In Eventi & Appuntamenti, Pavia on Ottobre 21, 2009 at 3:03 pm

    terre des hommes
    A Pavia ogni anno c’è un mercatino di abbigliamento usato per bambini che fa bene a quei piccoli che hanno troppi vestiti, ma soprattutto fa del bene ai piccoli che vestiti non ne hanno. E magari non hanno una scuola e non hanno un ospedale e hanno poco o nulla da mangiare.

    Da otto anni a questa parte la sezione pavese di Terre des Hommes, organizzazione che si occupa della difesa dei diritti dell’infanzia nei paesi in via di sviluppo, raccoglie abiti usati di bimbi tra gli 0 e i 10 anni per poi rivenderli e così aiutare i bambini meno fortunati.
    Gli abiti e gli accessori in vendita costano dai 2 ai 5 euro e il ricavato di questa ottava edizione del mercatino andrà a finanziare una serie di progetti a sostegno delle vittime del terremoto a Sumatra.

    Le mamme e i papà pavesi ormai sanno quando fare il cambio dell’armadio e ogni volta che Terre des Hommes prepara il suo mercatino un tam tam cittadino si diffonde. Si svuotano gli armadi di abitini, scarpe e accessori diventati troppo piccoli e ci si prepara all’acquisto di un nuovo guardaroba. Usato, bello e buono. Perché le occasioni del mercatino sono ghiotte e l’occasione di aiutare i bambini in difficoltà è la più ghiotta di tutte.

    Taccuino:

    Mercatino dell’abbigliamento usato
    per bambini da 0 a 10 anni

    Sabato 24 e domenica 25 ottobre 2008, dalle 10.00 alle 19.00

    Ala Parrocchiale di S. Maria del Carmine,
    Via XX Settembre
    Pavia

    Per informazioni:
    Terre des Hommes Italia – Gruppo Pavia
    gruppopavia@tdhitaly.org

    Il 900 a casa tua. In promozione

    In Eventi & Appuntamenti, Milano, Shopping on Ottobre 16, 2009 at 2:30 pm

    Phantom Chair

    Se vi siete mai domandati dove vanno a finire gli arredi dei set cinematografici quando si spengono le luci. Se vi piacciono gli arredi vintage ma ahimè quanto costano! Se in casa vostra, in quell’angolo del salotto, sì proprio quello di fianco alla finestra, vicino al vaso del ficus, proprio lì, avete sempre immaginato una Le Corbusier, oppure un pezzetto di Bauhaus, oppure il rosso lucido di una Phanton Chair.
    Oppure se, come me, vi piace semplicemente durante una giornata di shopping curiosare tra lampade ad arco, radio Brionvega e altri pezzi del secolo scorso, magari in uno spazio di 400 metri quadri, magari in un cortile interno di Milano.
    Insomma se vi riconoscete in una delle categorie qui sopra, ma anche in altre, segnatevi in agenda la vendita straordinaria di arredi provenienti da set fotografici, spot pubblicitari e film organizzata da Spazio900 a Milano. Ma andateci anche fuori promozione, che curiosare è sempre bello e da Spazio 900 i mobili, le luci, gli oggetti si possono anche prendere a nolo.

    Taccuino:

    VENDITA STRAORDINARIA DI MODERNARIATO E DESIGN
    Spazio900
    viale Campania 51 (interno)
    Milano
    Tel. 0270125737
    www.spazio900.com

    Dal 17 al 25 ottobre (aperto anche la domenica)
    Orario continuato: 10,30 – 19,30

    Vintage maniaci è arrivato il vostro momento!

    In Eventi & Appuntamenti, Pavia, Shopping on Ottobre 10, 2009 at 2:32 pm

    Next Vintage
    Puntuale come ogni anno l’appuntamento con il vintage al Castello di Belgioioso in provincia di Pavia.
    Più di cinquanta espositori più o meno noti agli affezionati del genere propongono abiti da sera, cappottini, borse, foulards, occhiali, pizzi, bottoni e tanto altro ancora. Prezzi e pezzi buoni se si ha pazienza e occhio.
    Quattro giorni per frugare nelle stanze del Castello e uscire con nuova (ma vecchia) linfa per il guardaroba dell’inverno.

    Valgono i consigli dell’anno scorso: meglio il primo e l’ultimo giorno; evitare, se possibile, il sabato e la domenica. Alcuni espositori fanno sconti sulla merce rimasta il lunedì.

    Next Belgioioso stand

    Taccuino:

    Next Vintage Moda e Accessori d’Epoca
    Castello di Belgioioso
    Belgioioso, Pavia

    Dal 16 al 19 ottobre: orario continuato dalle ore 10,00 alle ore 20,00
    Biglietto d’ingresso: intero 9,00 € – ridotto 6,00 €

    Segreteria Organizzativa:
    Tel. 0382/970525 – 969250 fax 0382/970139
    www.belgioioso.it

    Bella Liguria

    In B&B, Imperia, Liguria on Ottobre 3, 2009 at 9:08 am

    mare barche
    Fine settimana di sole settembrino. Voglia di spiaggia, ma anche voglia di scoprire posti nuovi, magari in collina. Deciso: si va in Liguria. Ma dove? Ponente? Levante? entroterra? o paese di mare?
    Complice un bell’articolo trovato su una vecchia rivista e la curiosità di visitare una zona che non conoscevamo, partiamo alla volta della zona di Imperia. E subito ci sembra una buona scelta.

    Ci sorprende subito Imperia, che è Porto San Maurizio e Oneglia unite da un regio decreto del 1923. Oneglia con i suoi portici piemontesi, Porto San Maurizio con i suoi carugi, arrotolata intorno al promontorio del Parasio.
    Noi troviamo una stanza in un b&b di Porto Maurizio. Una bella casa sul lungomare che si raggiunge con una scala ripida e con “qualche” gradino. Niente che richieda allenamento, per intenderci.
    In cima alla scala ad attenderci c’è Emanuelito, simpatico e disponibile. Siamo gli unici ospiti e ci scegliamo la stanza. Le stanze sono semplici, il bagno in comune. Noi prendiamo la camera con due finestre che incorniciano il blu proprio di fronte ai due letti, che sono due tatami appoggiati sul pavimento. E anche se tra la casa e il blu c’è di mezzo la strada con i suoi rumori, a noi pare bellissimo il giorno dopo aprire gli occhi davanti allo spettacolo del mare.

    La sera Emanuelito si siede con noi in terrazzo e ci racconta dei dintorni. Il terrazzo ha qualche amaca che invita alla contemplazione del Mediterraneo, tavolini dove sedersi a chiacchierare bevendo un bicchiere. Al mattino lo stesso Manuelito ci prepara la colazione. Caffè equo e solidale, focaccia come nella migliore tradizione ligure.
    Da lui impariamo quale è il migliore posto per la sardenaira, un bar che si chiama Madama Dorè e che si trova in mezzo alle bancarelle del mercato a Oneglia. Prima di andare a tuffarci per l’ultimo bagno della stagione, andiamo a fare rifornimento, giusto in tempo per vedere una teglia appena sfornata di golosa sardenaira arrivare sul bancone. Il pranzo è assicurato. Il tuffo lo sarà di lì a poco.

    madama dorè Pizze e focacce appena sfornate da Madama Dorè a Oneglia

    Nel tardo pomeriggio una passeggiata a Borgo Foce, il suggestivo porticciolo di Porto Maurizio con le sue barchette da pesca e le case colorate. Mentre la luce comincia a scomparire, e noi siamo seduti di fronte al mare, pensiamo già ai posti da vedere la sera e l’indomani, quando ci avventureremo a scoprire l’entroterra.

     

    Qualche informazione in più
    Il b&b
    La scala che porta il b&b sconsiglia il bagaglio pesante e ingombrante.
    Le quattro camere dividono due bagni. La stanza 1 e la stanza 2 (vedi sito del b&b) sono le più raccolte e a noi sono parse le più carine.
    Sul terrazzo è stata ricavata una piccola stanza tutta vetri (e tende), davvero molto particolare. Vantaggi: vista meravigliosa. Stanza romantica. Svantaggi: non essendoci aria condizionata la stanza d’estate rischia di surriscaldarsi ed è sconsigliata per chi non ama farsi un piano di scale per andare in bagno. Se vi propongono quella, sapete gli svantaggi. E i vantaggi.

    Il mare
    A Imperia c’è qualche spiaggia attrezzata di sabbia a Borgo Marina e un piccolo stabilimento di spiaggia di sassi a Borgo Foce, con ingresso dalla passeggiata riva mare.
    Dalla parte di Oneglia ci sono una serie di spiagge di ciottoli (non attrezzate), la più famosa delle quali, la Galeazza, prende il nome di un grosso scoglio triangolare che ricorda la vela di una galea.

     

    Taccuino

    Arcadia Marina b&b
    Via Fiume 1, Imperia (Porto Maurizio)
    Tel. 347 6999900

    info@arcadiamarina.it
    www.arcadiamarina.it

    In Islanda, sulle orme di Giulio Verne

    In Islanda on Settembre 4, 2009 at 9:32 am

    chiesetta
    L’amica islandese guida e intanto chiacchiera. In sottofondo un cd con la voce di Emiliana Torrini, che di italiano ha il nome e il papà, ma è nata qui e canta in inglese.
    Lasciamo Reckyavik in direzione ovest, verso la penisola di Snæfellsnes, a due ore di strada dalla capitale. Passiamo un tunnel, un fiordo. La strada è vuota davanti a noi, un lungo nastro nero a delimitare il panorama. L’amica islandese mi indica campi di lava ricoperti di muschio, campi di lava non ricoperti di muschio, montagne, cavalli, torrenti da salmoni. Racconta storie e aneddoti. Mi dice che i vulcani qui hanno nomi di donna, perché sono caldi e imprevedibili. Come Hekla, per esempio, che diventa subito il mio nome di vulcano preferito. La Hekla.

    Ci dirigiamo verso Budir, verso la chiesetta nera da cartolina che tutti vanno a vedere da queste parti. E quando ci arriviamo capisco il perché. Il paesaggio intorno è splendido, solitario e ventoso. Lunghi fili d’erba, lava nera, sabbia, oceano. Romantico vero.
    Per pranzo ci fermiamo di fianco alla chiesa, al ristorante dell’hotel Budir, l’unica altra costruzione di questo posto. L’hotel è incantevole, d’altronde come tutto il resto qui. Gli interni sono accoglienti e caldi, la vista dalle vetrate meravigliosa. Ti immagini seduto su una delle loro poltrone di pelle a rimirare la baia, dopo aver passeggiato lì intorno a lungo. L’hotel però è anche molto noto e non a buon prezzo. Chiediamo per curiosità e alla reception ci dicono che hanno una sola stanza disponibile per la notte e che costa 200 euro. Salutiamo e proseguiamo.

    Islanda mare

    Prossima tappa: Hellnar, minuscolo villaggio sul mare. Stesso paesaggio incantato, stessi campi di lava. Poche case sparse, un baia, tanto vento, un molo. L’area qui intorno è una riserva naturale nella quale sono segnati numerosi percorsi. D’estate vengono organizzate escursioni guidate, anche in inglese. Noi passeggiamo pigri sulle scogliere lì intorno, scattiamo foto. Quando il vento ci ha surgelato per bene, troviamo rifugio in un caffè-ristorante minuscolo e affollato, con pochi tavolini all’interno e un terrazza di legno all’esterno. Piccole sedie rosso fuoco, finestre dipinte di bianco e blu, tovaglie ricamate. L’amica islandese, quando si trova da queste parti, viene qui spesso, a mangiare una zuppa di pesce o a fare merenda. Dice che si mangia bene, a prezzi onesti. Vero. Prendiamo caffè e waffels, serviti con un panna buonissima, che infatti finisce subito. Anche questo caffè mi piace. Mi piace l’atmosfera semplice. Mi piacciono le sedie rosse. Mi piace la panna.

    caffè islanda

    Dopo la pausa ristoratrice, di nuovo sulla strada. C’è molto altro da vedere qui sulla penisola di Snæfellsnes. Ci sono il ghiacciaio e altre spiagge ventose. Ci sono passeggiate a cavallo sulla spiaggia da fare. Uccelli marini da avvistare. Ma soprattutto c’è il vulcano Snaeffelsjokull e la magia del viaggio al centro della terra, che qui Giulio Verne fa iniziare. Così: « Scendi nel cratere dello Snaeffelsjokull, che l’ombra dello Scartaris viene a toccare alle calende di luglio, audace viaggiatore, e arriverai al centro della terra. Il che ho fatto. » (Jules Verne, Viaggio al centro della Terra)

    Taccuino:

    Hotel Budir
    Snaefellsnes
    Tel. +354 435 6700
    Fax. +354 435 6701
    budir@budir.is
    www.budir.is

    Fjoruhusid caffè-ristorante
    Hellnar
    Tel. + 354 435 6844

    Diario di un mini-viaggio nella terra del ghiaccio: street food all’islandese

    In Islanda, Reykjavik on Agosto 29, 2009 at 4:54 pm

    Chiosco hot dog
    Una volta si chiamava Snæland, cioè Terra della neve, poi venne chiamata terra del ghiaccio e il nome le rimase.
    Delle tante cose che ho imparato sull’Islanda, questa storia della terra della neve diventata poi terra del ghiaccio l’ho letta nell’introduzione della Lonely Planet, mentre a Malpensa sfogliavo svogliatamente la famosa guida attendendo il volo. Il resto l’ho imparato in nove giorni, viaggiando a fianco di un’amica di Reykjavik, islandese al 100%, e dimenticandomi la Lonely Planet sul sedile posteriore della macchina.

    Al ritorno due sono le domande che tutti mi hanno fatto:
    1. è vero che l’Islanda è cara?
    2. che temperatura c’era?

    Risposte:
    1. L’Islanda è cara, ma anche no. Per esempio, la Lonely Planet consiglia di portare con sé il sacco a pelo per risparmiare. Fatelo. Negli ostelli e nelle cabine di legno nei parchi le lenzuola si pagano extra.
    2. Temperature sperimentate a inizio agosto: da 8 a 20 gradi. Condizioni metereologiche incontrate: sole, vento, pioggia. E poi ancora da capo, in quest’ordine, ma non necessariamente. Il tutto, a volte, nel giro di pochi chilometri e di pochi minuti. Cosa vi diceva vostra mamma a proposito del vestirsi per andare in montagna? La mia diceva: “Vestiti a cipolla!”. Ecco, anche se qui non si tratta di andare in montagna, date retta alle vostre mamme, per una volta.

    Liquidate le FAQ io qui vorrei parlarvi anche d’altro. Per esempio di hot dog presidenziali. Il resto alla prossima puntata.

    Uno snack da presidente? Sì, ma con cipolla
    cronions
    Se non amate gli hot dog e mangiare in piedi non è esattamente la vostra aspirazione, poco importa. Un hot dog da Bæjarins beztu pylsur (traduzione: il miglior hot dog in città) è da provare. Qualsiasi islandese, accompagnandovi in un tour di Reykjavik, vi porterà orgoglioso in questo piccolo chiosco vicino al porto ad assaggiare una delle specialità culinarie nazionali. Dopo aver fatto la coda, ordinate l’hot dog completo e vi verrà servito un gustoso panino full optional, accessoriato di senape, ketchup, remoulade, cipolle crude e croccanti cipolle fritte.

    La storia vuole che nell’agosto 2004 Bill Clinton, a Reykjavik per un summit sull’ambiente, mentre passeggiava per le vie della capitale volle provare il famoso hot dog. Arrivato al chiosco ordinò un hot dog accompagnato di sola senape. Da allora, se chiedete un “Clinton”, vi verrà servito un hot dog liscio con sola senape.
    L’ex presidente però si è perso il tocco speciale della cipolla fritta. Così buona che al momento di lasciare il paese la mia amica islandese mi ha regalato una confezione di Cronions, cipolle croccanti in scatola da usare per farcire i panini. Chissà se a casa l’hot dog avrà lo stesso gusto…

    Curiosità: The Guardian un paio d’anni fa ha eletto il Bæjarins beztu pylsu uno dei cinque migliori chioschi d’Europa.

    Taccuino:

    Bæjarins beztu pylsu
    Posthusstraeti101
    Reykjavik

    Come sopravvivere a Mykonos e tornare felici [parte seconda]

    In Grecia, Isole Cicladi, Mare, Mykonos, Spiagge on Agosto 11, 2009 at 6:15 pm

    DSC01092

    Ci è piaciuto

    La spiaggia di Agios Sostis
    Dopo aver lasciato Panormos (vedi post precedente) si prosegue per un chilometro e mezzo per trovare la piccola e tranquilla spiaggia di Agios Sostis. Niente ombrelloni qui, niente musica. Una chiesetta bianca dal tetto rosso domina la caletta e le dà il nome.
    Ad Agios Sostis si viene per un bagno rilassato ma anche per un pranzo da Kiki, la taverna segreta meno segreta di Mykonos. Da Kiki, che è il prototipo della taverna sul mare che tutti abbiamo in mente, non c’è telefono, né insegna; il menù annovera pochi piatti serviti solo per il pranzo. All’una esatte apre il cancello di legno della veranda. Mettete in conto di arrivare per tempo se volete godervi la vista, il cibo, l’ombra degli alberi. Il vostro pezzo di Grecia da cartolina.

    Faro Mykonos

    Il faro
    Forse non tutti sanno che a Mykonos c’è un faro. Solitario e altezzoso, su una punta a strapiombo sul mare, così come ogni faro che si rispetti. La gita al faro al calar del giorno regala un paesaggio brullo da Mediterraneo arso e un panorama mozzafiato. Noi ci siamo portati vino e bicchieri di cristallo e, nel totale silenzio rotto solo dal rumore del vento, abbiamo brindato davanti al mare cercando di indovinare il nome delle isole che da lì si vedono emergere come profili bruni nell’orizzonte vicino e lontano. Poi a un certo punto, per rompere il silenzio, io devo aver detto che lì sembrava di essere in Bretagna, affermazione che faccio sempre in presenza di un faro. Dopodichè siamo scesi verso la cena.

    Ano Mera
    Ano Mera è una specie di anti-Chora. Un paese piccolo di poche case bianche con una piazza piena di taverne e un monastero. Lì andavamo in scooter al mattino prima della spiaggia per acquistare biscotti e sfoglie salate nel forno-panettiere, uno di quelli dove ti viene il sospetto che spruzzino il profumo di dolci con un enorme spray per farti cadere in tentazione. E noi in tentazione siamo caduti quasi ogni giorno…
    La sera poi siamo tornati ad Ano Mera a gustare il maialino al forno, specialità della taverna all’entrata del paese che ha un nome curioso: Whatever is left. Piatto buono, anzi buonissimo, accompagnato dalle patate al forno e preceduto da una serie di meze che il proprietario del ristorante ti fa scegliere appena ti siedi. E se poi vi capitasse di essere coinvolti in un giro di sirtaki improvvisato davanti alla taverna, non tiratevi indietro. Noi siamo stati timidi e abbiamo preferito essere semplici spettatori. Me ne dispiace ancora.

    [ATTENZIONE! Tutte le informazioni e le impressioni contenute in questo post, così come in quello precedente, si riferiscono alla prima settimana di Luglio. Cosa succede più tardi a Luglio o nel mese di Agosto non so]

    Mykonos pescatori

    Come sopravvivere a Mykonos e tornare felici [parte prima]

    In Grecia, Isole Cicladi, Mykonos, Spiagge on Agosto 11, 2009 at 8:05 am

    spiaggia mikonos

    La spiaggia di Ftelia vista dalla terrazza del ristorante omonimo

    Inizierò questo post con la madre di tutte le banalità: a Mykonos bisognerebbe andare fuori stagione. Sempre che non siate amanti della vita notturna e del caos, e che non vi piacciano le spiagge dove si balla con molti decibel al tramonto. Detto questo, la buona notizia è che noi siamo stati a inizio luglio e siamo sopravvissuti. Felicemente, molto felicemente. Quasi solitari, mai in coda, con pochi decibel e in assenza di mondanità. Senza aver mai messo piede in una spiaggia che contenga nel nome la parola Paradise. Godendoci l’isola in tranquillità. Un’altra Mykonos. Che esiste, o almeno esiste ancora la prima settimana di luglio. Più tardi, non saprei.

     

    Ci è piaciuto 
     
    La spiaggia di Ftelia
    La spiaggia di Ftelia (foto sopra) si trova a nord dell’isola. A circa cinque chilometri dalla Chora, Ftelia si raggiunge facilmente in motorino o in auto percorrendo un breve tratto di strada sterrata.
    Esposta ai (mal)umori del Meltemi, è anche conosciuta come la spiaggia dei surfisti. Se la cercate su internet, leggerete che Ftelia è così ventosa da non essere indicata per nuotare o prendere il sole. Sarà anche vero, ma io ci ho passato più di una giornata di abbronzature e bagni.
    Ftelia non è attrezzata con ombrelloni e sdraio e forse anche per questo rimane una spiaggia tranquilla. Qualche coppia, qualche famiglia. A inizio luglio era ancora poco affollata.
    Priva di alberi dall’ombra ristoratrice, ma provvista di rifugio per una pausa dal sole. C’è infatti un ristorante, in posizione sopraelevata rispetto alla spiaggia, che regala una bella vista e due terrazze ombreggiate, di cui una con enormi e comodi cuscini. Si respira un’aria rilassata, anche se non si tratta certo di una taverna semplice; il posto è anzi molto curato negli arredi. Musica di sottofondo, non invadente anche all’ora del tramonto. Cucina italiano-greca. Il cuoco, italiano di Firenze, ci ha raccontato che prepara le pizze più buone dell’isola, almeno a detta di alcuni giornalisti greci che hanno fatto un servizio sul ristorante. Non saprei dirvi. Noi abbiamo provato insalate fresche e abbondanti per pranzo e ouzo a fine giornata come aperitivo.
    I prezzi non sono proprio popolari, ma neppure folli come sanno/possono essere altrove sull’isola. Le foto qui sotto vi danno un’idea di cosa si vede seduti su uno dei cuscini sotto il pergolato.

    Ftelia 1
    ftelia3

    ftelia2

    La spiaggia di Panormos
    A nord-ovest dell’isola, Panormos è una lunga striscia di sabbia raggiungibile facilmente in motorino e in auto.
    All’ingresso di Panormos si incontra subito un ristorante-lounge bar. Bianco, chic, con la musica. Ombrelloni, sdraio e cuscinoni colorati sulla sabbia. Oltrepassata questa parte più mondano-comodo-caotica, la spiaggia si fa tranquilla. Basta allontanarsi un centinaio di metri dal bar per trovare angoli tutti per sé.
    Con cinque euro noleggiamo un piccolo ombrello da sole che ci viene portato dove vogliamo noi. E noi scegliamo un angolo di spiaggia dove il primo vicino di salvietta è abbastanza lontano da non sentire cosa diciamo. Poi ordiniamo un Nescafè Frappè alla ragazza del bar che percorre la spiaggia a intervalli regolari e che ci viene portato “a domicilio”. Volendo dal proprio ombrellone si può anche ordinare il pranzo.
    Riassumendo: ombra, caffè freddo, mare trasparente, musica in lontananza. Panormos a inizio luglio? Tutto considerato, promossa.

    (CONTINUA)

    Non solo cioccolato e orologi a cucù

    In Svizzera, Zurigo on Agosto 5, 2009 at 1:47 pm

    city beach zurigoCity Beach sulle sponde del lago a Zurigo

    Non solo emmental e niente affatto cara e noiosa. La Svizzera come non ti immagini. Metropolitana, divertente, low cost.  Sì, lo so, sulle prime non ci credevo neanche io. I miei ricordi della Svizzera risalivano a vacanze alpine di tanti anni fa. Vacanze belle, bellissime, fatte di montagne, prati, baite e marmotte.  Le Alpi nella loro forma più compiuta. Ma cosa succedere quando Heidi lascia il nonno e le amate capre e scende in città? Quando decide di trascinare con sé Peter per una botta di vita e ha pochi spiccioli in tasca? Più o meno questo devono essersi domandati i 4 blogger milanesi in viaggio alla volta di Zurigo con una missione: divertirsi e godersi la città per due giorni con un budget minimo. Il tutto su invito di Zurigo Turismo.

    Bandiera Svizzera Polaroid

    A leggere il resoconto dei quattro blog-turisti capeggiati da un quinto capo-blogger, nonchè vecchio amico della sottoscritta, sembrerebbe che la cosa sia possibile, possibilissima. I nostri eroi, infatti, con la bellezza di 150 € a testa hanno trascorso due giorni a godersi tutto quello che la città svizzera sa offrire d’estate e, nel sacro spirito di condivisione 2.0, hanno tenuto un dettagliato diario online della loro gita. A disposizione di chi volesse bissare la loro impresa o trarre ispirazione dalle loro gesta.

    Qui un pezzo dello Zuri-Diario con alcuni consigli pratici e qualche indirizzo utile e dilettevole:

    Appena arrivati abbiamo lasciato il bagaglio in stazione centrale. Comodi box automatici, inserisci la monetina e ti porti via la chiave bello sereno. Quelli più grandi costano 6 € e noi siamo riusciti a metterci i bagagli di tre persone!
    Deposito bagagli automatico 6 €.

    Per girare ovunque gratis su tutti i mezzi, per entrare in molti musei e molto altro ancora, indispensabile la Zurich Card. Si acquista direttamente in Stazione, ufficio turistico.
    La nostra Zurich Card, quella per 24 h, costa solo 10 €.

    Pranzo a Les Halles a Zurich West: è un ex officina della Peugeot, arredata in modo strambo e creativo. Un piatto unico (es. tartare con patate) e una birra ti costano attorno a 15 €. E se c’è il sole stai all’aperto.

    Cena sul lago, al Citybeach. Qui sui divanetti del privè (ma per averli… basta prenotare), quelli proprio accanto alla banchina, in mezzo a un sacco di zurighesi – ed era solo un martedì sera (chissà che vita nel week-end) – ci siamo goduti uno zuri-tramonto di quelli notevoli. Qui vista la bellezza del posto – guardatevi le foto sul sito – ed essendo la nostra zuri-cena, ci siamo persino un po’ viziati: piatto unico più birra attorno ai 22 €.

    Dopo cena ci facciamo un drink? Ovvio. E ce ne andiamo al Rimini bar, che di giorno è uno stabilimento balneare sul fiume, riservato ai soli uomini. Alla sera attorno alla sua piscina, a bere qualcosa tra divani e cuscini, siamo davvero in tanti, ma il posto resta molto accogliente e vivibile.
    Qui i cocktail (bicchiere picoclo) costano 7-8 €. Zuri-brindisi

    Per dormire abbiamo scelto l’easyhotel, a due passi dalla stazione. Spartano quanto un volo no frills ma pulito, comodo e funzionale. Noi abbiamo speso, in camera doppia, circa 35 € a notte.

    Io fossi in Heidi un pensierino ce lo farei. Voi no?

     

    Taccuino:

    Why not Zurich? Alla scoperta della Zurigo lowcost
    è il diario online con tutte le dritte dei 4 blogger

    Les Halles
    Ristorante, bar, tapas
    Pfingstweidstrasse 6
    www.les-halles.ch

    City Beach
    Piscina, drink e sabbia sulla sponda del lago
    Bellerivestrasse 170
    Orari d’apertura:
    Dal Lunedì al Venerdì 17:00 – 24:00
    Sabato e Domenica 15:00-24:00
    Per prenotare: reservation@city-beach.ch
    www.city-beach.ch

    Rimini bar
    Stabilimento balneare, piscina, cocktail bar
    Am Schanzengraben
    www.rimini.ch

    Mangiare con lentezza alla Repubblica del Pane. Quando Slow Food è di casa in Medio Oriente

    In Beirut, Libano, Mercati, Ristoranti on Luglio 26, 2009 at 7:22 pm

    pane

    Lo Slow Food a Beirut abita in un piccolo ristorante dall’insegna rossa situato in una piccola via laterale della trafficata Rue Hamra, nel quartiere di Hamra, appunto. Hamra un tempo era IL quartiere di Beirut, quello più vivo e cosmopolita. Oggi ci sono altri posti, altri quartieri che sono alla moda. Ma Hamra è ancora uno dei posti preferiti dagli stranieri che vivono a Beirut. A quanto pare è anche il “quartiere dei veri Beirutesi”. o almeno così lo definisce Ziad, il mio “autista” libanese, mentre soddisfatto accompagna me e le mie valigie ad Hamra a prendere possesso di un appartamento ammobiliato all’ottavo piano di un palazzo dal nome curioso: Residence Santona.
    Dopo quella prima orgogliosa presentazione del posto dovrei avrei passato i successivi due mesi, lascio Ziad alle sue teorie sull’impossibile conciliazione del Libano e ai suoi lamentii sulla maleducazione delle nuove generazioni e parto da sola alla scoperta delle possibilità che offre la mia nuova temporanea residenza. Dove andrò a mangiare la sera? dove farò colazione? cosa c’è di bello da vedere qui? Subito mi è chiaro che tra le via di Hamra, come d’altro canto ovunque a Beirut, è possibile mangiare a ogni angolo di strada, a ogni ora del giorno e gustando quasi ogni possibile menù, con una prevalenza (che ve lo dico a fare?) di meze varie e di shawarma. Giro, annuso e intanto  impreco contro il traffico e i clacson che tutti suonano per le ragioni più svariate: per chiamarti dai taxi, per incitare ad avanzare più spedita la macchina davanti, per protestare contro chi si ferma a parcheggiare, scaricare, chiacchierare. Una cacofonia costante dalla quale trovo rifugio di fronte all’insegna rossa del Bread Republic, il ristorante-panetteria, nonché casa di Slow Food Beirut, dove ho appuntamento per cena con un amico che a Beirut  vive da tempo. L’amico mi spiega, mentre ci accomodiamo a uno dei piccoli tavolini fuori dal minuscolo ristorante, che lui al Bread Repubblic viene a comprare i muffins per colazione e a farci il brunch della domenica. Mi dice anche che il patron del Bread Republic è un tal Walid Ataya, presidente di Slow Food Beirut e che nel 2008 quando si sparavano per le strade, il Bread rimaneva aperto in mezzo al caos.

    Mentre ascolto storie di antichi e nuovi rancori, vecchie e nuove guerre, Hezbollah, sunniti e cristiani, esploro il menù scritto con il gesso bianco sulla porta del ristorante e intercetto una cameriera gentilissima che in perfetto inglese mi propone una bruschetta con un formaggio fresco di cui non ricordo il nome e un bicchiere di vino bianco libanese. Mi alzerò di lì soddisfatta dopo una serie di bicchieri accompagnati da una serie di racconti. Bella serata.

    Bread insegna

    bread lavagna

    Dopo quella prima volta al Bread Republic sono tornata spesso, vuoi a comprare i giganteschi e buonissimi muffins, vuoi a fare scorta di pane profumato, vuoi a bermi un bicchiere di vino dopo il lavoro. La clientela del Bread è linguisticamente eterogenea, ma tutta ugualmente rilassata. Molti all’ora dell’aperitivo o a colazione hanno il portatile acceso, chattano , lavoricchiano, rispondono alle mail. Altri hanno un libro sul tavolino o appunti da leggere. Si sta un po’ come in un salotto, senza le poltrone, insomma. Si gusta una cucina mediterranea con parecchi influssi italiani e ingredienti libanesi. Una buona cucina, anche se non sempre all’altezza. Ma tant’è… Sei a due passi dal caos e dai clacson, in un posto carino senza essere fighetto (ce ne sono di posti fighetti a Beirut, ce ne sono assai), con una bella atmosfera, bei sorrisi gentili e tanto buon pane.

    Al martedì mattina, poi, i tavolini del Bread si compattano e nella via si svolge un mercatino del biologico targato Slow Food: frutta, verdura, miele, spezie, torte dolci e salate. I banchetti non sono molti, una decina in tutto, ma la scelta delle cose da provare non manca. E provandole, se ne resta immediatamente conquistati.

    Taccuino

    Bread Republic
    Hamra Street (via laterale)
    Beirut

    insegna slow food

    Mielemercatino slow food beirut

    Dormire chic & basic e mangiare (quasi) da Ferran Adrià. A Barcellona

    In Barcellona, Hotel, Ristoranti on Luglio 16, 2009 at 12:18 pm

    park barcelona
    Il sottotitolo di questo post potrebbe suonare così: “Miniguida per una cena e una notte a Barcellona”. Siete nel quartiere di El Born, nel cuore di una Barcellona di vecchi vicoli e nuovi locali e qui passerete la notte in un hotel di design dopo aver mangiato da un allievo di Ferran Adrià. Nel giro di un quartiere, un paio di strade. Nesuna fatica. Il tutto senza spendere una cifra astronomica. Impossibile, direte voi. Possibilissimo, dico io, se l’hotel dove prenoterete la vostra notte  è il Chic & Basic Born e il ristorante dove cercherete di avere un tavolo è il Santa Maria. Provate e credete.

    Hotel Chic & Basic Born

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    Il Chic & Basic è un albergo molto bianco, in una posizione eccezionale. È un misto di vecchio (il palazzo è del 1888) e nuovissimo (l’arredo). Le camere vanno a taglie, come i vestiti: M, L e XL. Da prenotare se piacciono gli hotel design, dal look un po’ da astronave.

    Taccuino:

    Hotel Chic & Basic Born
    Carrer de la Princesa. 50
    Barcellona
    Tel. 0034 93 295 4652

    born@chicndbasic.com
    www.chicandbasic.com

     

    Santa Maria

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    Il Santa Maria è un ristorante di tapas ma di tapas che si fanno ricordare. Lo chef qui ha “studiato” da Ferran Adrià e offre esperimenti gustosi in porzioni small. Buono e divertente. Dopo aver sperimentato piatti dagli abbinamenti insoliti, ho finito la mia cena con una mousse alla coca cola e lampone, che frizza in bocca come le cicche di un tempo con dentro la polvere frizzina. Ricordo di infanzia che mi ha fatto sorridere.

    Taccuino:

    Santa Maria
    Carrer del Comerç, 17
    Barcellona
    Tel. 0034 (0)93 315 1227

    Di bianco e di blu. Di Grecia.

    In Affittacamere, Grecia, Isole Cicladi, Paros on Luglio 7, 2009 at 3:41 pm

    tavolini grecia

    Penso al mare e penso a un’isola greca. Penso al bianco della case, dadi di calce abbaglianti di candore nel blu accecante del cielo e del mare. Penso alle porte colorate e alle sedie di paglia nelle piazzette. Adagiati sulle sedie gatti magri che dormono di pigrizia. Mi immagino una vacanza al mare e vedo le Cicladi. Con tutto il loro corredo visivo. Di bianchi e di blu, di immagini da cartolina e di stereotipi da tsatziki. Le tovagliette di carta delle taverne con la cartina dell’isola in mezzo. L’ouzo che diventa di perla a contatto con l’acqua e col ghiaccio. Ogni volta che mi viene voglia di andare al mare subito vedo le Cicladi. Ed è per questo che ogni tanto ci torno, ogni paio d’anni, giusto per non perdere l’abitudine e non ingiallire i ricordi nella mente. Torno in Grecia a vedere com’è il mare quando mi immagino il mare. Torno ogni volta contenta di scoprire un’isola nuova, un nuovo profumo, nuove facce.

    gatto grecia

    Come la faccia di Emanuela, accento di Genova che non si toglie e una storia d’amore che l’ha portata a vivere a Paros. Qui Emanuela, che non si è dimenticata di essere architetto, ha arredato con gusto 3 stanze e un appartamento che affitta, insieme al marito, vicino al porto dell’isola, a Parikia. La sua storia è quella di un incontro di fronte al mare che si è trasformato in famiglia e in una guesthouse bianca e blu. Come la Grecia. Panta Rei si chiama questo piccolo affittacamere che ti accoglie nella semplicità di pochi arredi.
    Al Panta Rei ho dormito nella stanza a piano terra, due piccole finestre che guardano il mare e un letto-nicchia. Una stanza da innamorati, direi. Al piano di sopra due stanze che condividono un terrazzo affacciato sul blu e sul tramonto. Due stanze da affittare in quattro, se non si vuole dividere il terrazzo con qualcuno che non si conosce.
    Il Panta Rei non offre la colazione, che è bello fare nei baretti del Kastro. Offre invece la posizione e un costo delicato. 45 euro per una doppia all’inizio di Luglio, poi in alta stagione il prezzo “sale” a 60-65. In quanto alla posizione, se arrivate in traghetto, non farete la fatica di trascinarvi i bagagli a lungo. Emanuela vi aspetta a due minuti a piedi dal porto, in cima a una candida scala (su quella sì, dovrete far fatica a trascinarvi i bagagli), per darvi il benvenuto nella sua isola e buoni consigli sulle spiagge. E tutto scorrerà facile e lieve. In fondo siete al Panta Rei e qui, come dice il nome, tutto scorre.

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    Taccuino:

    Panta Rei Rooms
    Kastro, Parikia
    Paros
    Tel. +30 22840 23022
    Cell. +30 6975811516

    info@pantareirooms.com
    www.pantareirooms.com

    Pigiama a palazzo

    In B&B, Puglia, Salento on Giugno 23, 2009 at 8:04 am

    palazzo Leuzzi
    Dormire a palazzo. In uno di quei palazzi con lo scalone di ingresso, gli affreschi sui soffitti altissimi, le stanze enormi, la carta da parati, gli arredi stile Liberty. Un palazzo vero insomma, costruito ai primi dell’800. Ci era stata un’amica e mi aveva decantato le colazioni golose a base di torte e marmellate fatte in casa servite sull’ampio terrazzo. E io stavo cercando un posto dove dormire nel cuore del Salento, un posto che mi consentisse di visitare un giorno le spiagge di sabbia e Gallipoli e il giorno dopo Lecce e il suo barocco. Ero curiosa e ho prenotato una stanza. Una volta arrivata lì, dietro il pesante portone mi ha accolto Mariateresa, padrona di casa efficiente e organizzatrice di eventi culturali, spettacoli e concerti che si tengono nel cortile del palazzo. La stanza era grandissima, anche se un po’ calda (no aria condizionata a palazzo), la colazione all’altezza delle aspettative, l’atmosfera ottocentesca, la nostra ospite ruvidamente premurosa. Nessuna concessione alla modernità, nessun mix vecchio-design negli arredi. Un palazzo a forma di palazzo, fuori e dentro. Un’esperienza un po’ insolita, certamente da ricordare.

    Taccuino

    Palazzo Leuzzi
    B&B e Centro Culturale
    Via Giacomo Leuzzi, 73
    Galatone (Lecce)
    Tel 0833 865137
    Cell 349 5271980

    www.palazzoleuzzi.it

    [Mmmmh!] il paradiso dei foodies a Bruxelles

    In Bruxelles, Shopping on Giugno 18, 2009 at 7:28 pm

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    [Mmmmh!], quale nome più appropriato per il paradiso dei foodies? Maniaci della cucina e gourmet troveranno nei 500m2 di questo negozio a Bruxelles pane per i propri denti. E insieme al pane, ingredienti insoliti e specialità introvabili, libri di ricette raffinati, utensili da cucina tra i più curiosi anche per chi ha tutto ma proprio tutto. Da [Mmmmh!] sostengono di avere più di 2000 articoli e non è difficile da credere. Appena si mette piede in questo tempio della cucina viene voglia di infilarsi un grembiule, rimboccarsi la maniche, affilare i coltelli. Cosa che si può fare, iscrivendosi a uno dei loro corsi di cucina, da sciacquare poi via nell’angolo per le degustazioni.

    Il mese di Luglio da [Mmmmh!] si parla italiano, con una serie di eventi dedicati alla nostra cucina. Ogni giorno aperitivo alla milanese e corsi per imparare a preparare la passata come a Napoli. Non di sole praline vivono i belgi!

    Taccuino:

    [Mmmmh!]
    Chaussée de Charleroi, 92
    Bruxelles
    Tel : 02 534 23 40
    www.mmmmmh.be

    Fourni, l’isola greca che non c’è

    In B&B, Grecia on Maggio 17, 2009 at 9:10 am

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    La vista dai terrazzini dell’Hotel Archipelagos a Fourni

    Edoardo Bennato a suo tempo ci aveva insegnato che non può esistere un’isola che non c’è. Ma poi aggiungeva: “se ci credi ti basta perché, poi la strada la trovi da te”. Ebbene, la strada l’hanno trovata anni fa una coppia di amici miei, ed è la strada, o meglio la rotta che porta a Fourni, l’isola greca che non c’è’. L’isola lontana, fuori dalle rotte conosciute, l’isola greca che non conoscevi.

    Chiedo ai miei amici che ormai da anni trascorrono il mese d’agosto a Fourni di scrivermi qualche impressione e qualche consiglio.

    Ecco cosa mi dice lei (la pratica):
    ” Le spiagge le raggiungi con il motorino, il mezzo più comodo, altrimenti dal porticciolo del paese ogni giorno c’è una barca che accompagna alle spiagge per pochi euri. Quella più bella? Mah, secondo me quelle di Elidaki e Petrokopio, la più comoda da raggiungere Vitsilia, arrivi praticamente in spiaggia con il mezzo, e questo è il lato debole, infatti ancora un po’ ed alcuni entrano in acqua con l’auto! E poi si deve vagare e cercare quello che più si addice alle proprie esigenze.
    Per quanto riguarda il divertimento serale, ci sono due locali dove si può anche ballare, tante taverne e bar soprattutto nella zona del porto dove la sera c’è la “vasca”
    La taverna più carina secondo me però si trova a Kamari, un piccolissimo centro abitato da cui, con una bella scarpinata, si arriva a una bellissima spiaggia sempre deserta. Di sicuro però non ci si deve aspettare da Fourni la classica “vita turistica”, non è Santorini nè Mikonos, è un’isola ancora molto legata alla pesca che è sempre stata la sua ricchezza, dove il vento soffia per tutta l’estate tranne rare eccezioni. Insomma un paradiso, non facile, ma pur sempre un paradiso”

    E sentite cosa scrive lui (il poetico):
    “Fourni… l’isola scomparsa dall’atlante turistico. E’ una terra che devi cercare aprendo i canali della tua sensibilità, e quando sentirai i profumi intensi dell’origano e della salvia, quando il vento ti porterà in alto come un aquilone, quando il silenzio, la luce e il colore dell’acqua avranno tinteggiato la tela della tua anima, allora l’avrai trovata! E poi troverai ancora le feste “rosse” con gli isolani in piedi a cantare l’Internazionale. Fourni, lì mi fermerei.”

    Per sapere come si arriva a questo paradiso perduto (e ritrovato) e per ulteriori consigli e informazioni pratiche vale la pena leggersi il recente articolo pubblicato qui sul TimesOnLine. L’articolo suggerisce, tra le altre cose, il piccolo b&b Archipelagos.

    Taccuino

    Archipelagos Hotel
    Fourni
    www.archipelagoshotel.gr

    Viaggi, arte, design, fotografia. Come Taschen non c’è nessuno

    In Berlino, Guide on Maggio 7, 2009 at 9:29 am

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    Alcuni sostengono che TASCHEN pubblichi alcuni tra i libri piu’ curati e raffinati che ci siano sul mercato. Io dal canto mio posso dirvi che le city guides di TASCHEN sono effettivamente favolose, da sfogliare e ri-sfogliare golosamente.
    Berlino, Parigi, Londra, Barcellona, New York non hanno segreti per Angelika Taschen, editrice e autrice delle guide “Hotels & More”, “Shops & More”, “Restaurants & More”. Sono guide che non vi segnalano monumenti o musei (per questo dotatevi di altro), ma che invece vi fanno passeggiare per i quartieri con gia’ chiaro in mente dove volete andare a mangiare, comprare, bere un bicchiere.

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    Due pagine dalla guida di Barcellona e quella di Londra

    E siccome oltre al contenuto alla TASCHEN curano anche il contenitore, i negozi TASCHEN sono altrettanto raffinati. A Parigi, come a New York, Los Angeles, Londra e Bruxelles i bookshop TASCHEN sono tutti progettati da Philippe Starck.
    Oggi si inaugura la nuova libreria TASCHEN di Berlino. 82 metri quadri di patinata carta, gioia per gli occhi e i polpastrelli. Mentre attendo l’apertura di una libreria anche in Italia, mi consolo acquistando la nuova guida di New York, magari da Cargo, a Milano nel loro corner dedicato alle guide di viaggio.

    Taccuino:

    TASCHEN Store
    Friedrichstr. 180-184

    Berlino

    Una libreria, un’isola, un sogno, un vulcano.

    In Sicilia, Stromboli on Aprile 26, 2009 at 9:09 am

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    Stromboli su Flickr

    E’ da giorni che che mi ronza per la testa la storia di una libreria, un’isola, un sogno e un vulcano. E’ che mi è tornato in mente il bell’articolo di Concita De Gregorio pubblicato tempo fa sulla Repubblica delle Donne e che narrava di Chiara la libraia e del suo sogno fattosi realtà sotto l’ombra ingombante di Iddu, il vulcano.

    Qui sotto l’articolo della De Gregorio. Ditemi voi se non è una storia bellissima.

    “In fondo alla strada, ma proprio in fondo dove i turisti del trekking che vengono a passeggiare sul vulcano non arrivano mai. In fondo alla discesa che quando la vedi lasci perdere perché t’immagini il ritorno in salita sotto quel sole, meglio tagliare a destra per il mare. Ecco, laggiù in fondo c’è la libreria. È piccola piccola, poco più di trenta metri quadrati. È tutta verticale, con una scala di legno chiaro che porta al piano di sopra, lungo i gradini qualche bel libro in lingua originale, un po’ di teatro in inglese, un po’ di filosofia in tedesco, qualche romanzo in spagnolo, in francese e certo in russo. La storia della libreria di Stromboli (che si chiama “La libreria sull’isola” e bisogna andarla a cercare fuori dalle rotte delle gite di un giorno, appunto, bisogna camminare in salita e poi in discesa verso l’antico borgo di Piscità, quello dove viveva Ingrid Bergman nel film) è la storia di Chiara, la libraia, ed è una storia che va bene per tutti, anche per chi fino a quel rettangolo di gelsi e libri non arriverà mai perché parla di passione e di costanza, di illusioni che diventano realtà, parla del fatto che a volerlo ma volerlo davvero quel che di bello si riesce a immaginare alla fine si realizza. Magari tardi, magari poco, magari diverso dal previsto, ma si realizza. Chiara è una ragazza di quarant’anni con un’aria da adolescente magra, lunghi capelli, pelle scura di sole. A Prato, la sua città, era dipendente comunale. Un posto sicuro, tutto il tempo per occuparsi del resto. Quattordici anni fa è partita. “Ho sempre pensato che il mio posto fosse tra i libri. Mi è successo di conoscere una persona che mi ha portato qui. Non c’era niente, quasi niente. Ho detto: ecco, farò la mia libreria”. In questo pezzo di terra nero dove il vulcano ogni quindici minuti tuona, dove le macchine non esistono. Chiara parte ogni primavera con il suo furgoncino, va in continente, lo riempie di due o tremila libri, torna col traghetto e fino a ottobre sta in negozio. Lei da sola perché soldi per pagare dipendenti non ne ha. I titoli sono quelli che piacciono a lei. Fuori, sotto il tavolino del giardinetto d’ingresso, una gatta allatta i cuccioli. I clienti si fermano a parlare fino a tardi. Lei non lo dice, se glielo chiedi sorride e fa sì con la testa ma anche Napolitano e sua moglie Clio, quando si fermano all’isola, vanno a vedere che cosa ha portato Chiara quest’anno. Ogni sera, a luglio e agosto, nel giardino accanto ai gatti c’è il cineforum. Cinquanta sedie pieghevoli, tre o quattro sdraio da spiaggia nei laterali. Qualcuno arriva con la sedia da casa. “All’inizio mettevo i film in cassetta alla tv. Poi piano piano sono venuti lo schermo, il proiettore”. Stromboli è in cartellone tutte le settimane perché vederlo qui, sotto il profilo di “Iddu” – Lui, la sua ombra i suoi fuochi – fa un’altra impressione. Molto cinema italiano, la domenica un programma per bambini: ci vengono da soli, tornano a casa da soli. “No, con la libreria non ci guadagno. Sono tredici anni che vado avanti, però, e se dovessi lasciare credo che sarei nelle condizioni, ormai, di lasciarla nelle mani di qualcun altro. Qualcuno dell’isola, certo. Non guadagno perché la stagione è breve, però non ci rimetto. Non posso far sconti sui libri ma gli isolani lo capiscono e vengono lo stesso: è un servizio, un modo per fare due parole, un contatto che si stabilisce. È molto gratificante, davvero. Attraverso l’internet point ho stabilito relazioni, a volte mute, con persone che per mesi sono venute qui tutti i giorni: gente che arriva a studiare, a scrivere, entrano e ci diciamo buonasera, prego, certo, ecco. Quando ripartono mi sembra di conoscerli come se avessimo vissuto nella stessa casa. Questa è una terra arida, ogni cosa che fiorisce è un miracolo e non sai mai quanto possa durare. C’è il vulcano a ricordarti che tutto è effimero, tutto può sparire in un minuto. Ma d’altra parte è così per tutti, nella vita. Anche senza isole né vulcani, perciò vede, non è niente di eccezionale: è solo che qui si capisce meglio”.

    La Libreria sull’Isola ha molti titoli sulle isole, un cinema all’aperto e un internet point. Chiara aveva un sogno che adesso è realtà. Io ho voglia di andarla a trovare sull’isola.

    Taccuino

    La Libreria sull’Isola
    Via Vittorio Emanuele III (lungo la strada «alta» che unisce le due chiese di San Vincenzo e San Bartolo)
    Stromboli

    Tel. 090.98.65.755

    Do it in Paris!

    In Guide, Parigi on Aprile 9, 2009 at 2:53 pm

    do-it-in-paris

    Ultima nata tra le guide delle capitali europee online, Do It in Paris offre tanto, anzi tantissimo. Innanzitutto informazioni utili e sfiziose su Parigi. Poi una grafica divertente che si accompagna a un’organizzazione del sito ben pensata e che rende facile trovare e archiviare indirizzi e dritte.

    Più in dettaglio Do It in Paris, sottotitolo Le Paris de la Parisienne online, presenta una serie di sezioni diverse che vanno dal blog, alla pagina dedicata alla ricetta della settimana, alla pagina della moda che svela dove acquistare a Parigi il look proposto dall’illustratrice. C’è un’utile guida pratica che fornisce informazioni dettagliate su come muoversi verso (Arriver à Paris) e dentro (Circuler à Paris) la capitale francese e anche i numeri utili per le urgenze, gli orari dei mercati, gli indirizzi delle farmacie aperte 24h, i ristoranti dove mangiare un boccone a notte fonda… C’è un ricco carnet d’adresses organizzato per categorie (bellezza, negozi, musei, ristoranti) e per quartieri e grazie al quale, facendo una ricerca incrociata, Parigi finisce per non avere (quasi) più segreti.

    La mia sezione preferita è quella che si chiama “Un quartier, un shopping” e che propone un itinerario che si snoda da mattino a sera all’interno di un quartiere parigino. Il primo percorso ci porta a spasso a Saint-Germain-des-Prés, per un itinerario che non lascia fuori nulla, dalla colazione al bicchiere della staffa.

    do1

    Taccuino

    Do It in Paris
    (sito in francese e inglese)

    www.doitinparis.fr

    Una stanza di fronte al mare, a Ortigia

    In B&B, Sicilia, Siracusa on Aprile 7, 2009 at 7:58 am

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    Un’altra stanza davanti al mare sulla quasi isola di Ortigia. È la stanza di Circo Fortuna e si trova in una casetta colorata, così come lo sono le ceramiche della sua bottega. Il prezzo è interessante (60 euro per due, colazione inclusa), la stanza ampia e inondata di luce, i proprietari poliglotti e disponibili.

    Suggerimento: Circo Fortuna offre una stanza sola, se la trovate prenotata non disperate, vi resta l’Hotel Gutkowski

    Taccuino:

    Circo Fortuna B&B
    Via Vittorio Veneto n.54
    Siracusa

    Tel. +39 0931.1850286
    Cell. +39 347.2163374
    circo.fortuna@yahoo.it
    www.circofortuna.it

    Colui che dominava gli odori, dominava il cuore degli uomini

    In Catania, Shopping, Sicilia on Aprile 5, 2009 at 10:31 am

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    Se il profumo avesse un indirizzo, una via e un numero civico, allora questi ci porterebbero a Catania, in un negozio minuscolo in via Santa Filomena al numero 36. Al numero 36 appena entri ti assale un leggero stordimento. Un’onda olfattiva ti lascia per un attimo confuso, mentre ti guardi intorno in un bazar affollato di boccette di vetro di mille fogge e candele meravigliosamente barocche. Mentre curioso tra etichette di maison a me note – Diptyque, L’Artisan Parfumeur – e altre che non avevo mai sentito prima – L’Etat Libre d’Orange, Cire Trudon – ascolto quello che poi scoprirò essere il patron della piccola bottega odorosa descrivere i contenuti dei flaconi a tre ragazze entrate per acquistare un profumo per un’amica. Mi ambiento lentamente nella selva degli odori, adatto la vista alle luci soffuse e origlio di soppiato un abile affabulatore narrare dell’aroma dell’incenso bruciato sul Monte Athos o della suggestione del gelsomino che si mischia alle volute del fumo di sigaretta di Greta Garbo e Marlène Dietrich. Le ragazze sono estasiate e non capisco se sono veramente entrate per acquistare un profumo o solamente per ascoltare questo cicerone dell’esperienza olfattiva. Tant’ è che se ne escono confuse e contente, ubriache di assaggi e di parole. A mani vuote.
    È il mio turno. Chiacchiero, chiedo, ascolto e annuso. Antonio Alessandria, il proprietario-narratore, mi spiega la sua doppia vita da ingegnere di giorno e profumiere di sera. Mi dice che il negozio, che sta in una via affollata di botteghe e locali nel centro di Catania, apre solo la sera e che l’idea di questo piccolo boudoir della profumeria artigianale nasce da una passione a lungo accarezzata e poi coltivata con determinazione. Mi parla del suo incontro con il profumo a Roma al Bar à Parfumes di via di Ripetta, dei corsi seguiti a Milano e Parigi, dell’inaugurazione sontuosa della sua bottega degli odori. Poi mi accompagna in un tour guidato a spasso tra le fragranze e anche io, come le ragazze di prima, mi confondo e mi stupisco. Ma alla fine del mio percorso di esplorazione olfattiva esco con un profumo che più di altri mi conquista. Si chiama Putain des Palaces (eh sì) e mi accompagnerà sulla pelle fino al giorno seguente.

    PS Il titolo di questo post è tratto da Il Profumo di Patrick Suskind. Quale testo migliore per parlare di profumi?

    Taccuino:

    Boudoir 36
    Via Santa Filomena, 36
    Catania
    Tel. 095 7152358
    Il blog del negozio

    Pane, formaggio, verdure e fantasia.

    In Roma on Marzo 29, 2009 at 3:46 pm

    mia-market-3È aperto da pochissimo questo posto curioso in via Parnisperna (siamo a Rione Monti a Roma) e la gentile signora che ci accoglie ci dice che il Mia Market è un fruttivendolo in salotto. Sulle prime ci sembra una buona spiegazione: del fruttivendolo ci sono le cassette di frutta e verdura esposte e del salotto ci sono luci calde e angoli con tavolini. “Ma le due cose come si tengono insieme?”, chiediamo. La signora ci spiega paziente (deve averlo fatto molte altre volte) che al Mia Market ti scegli per esempio i pomodori, del pane, della ricotta fresca e poi ti accomodi ai tavolini e ti prepari la tua insalata. Ti apparecchi un tavolo, lavi la verdura, tagli il pane, ti versi un bicchiere di vino e pranzi in un angolo del negozio. Un cartello appeso al muro ci riassume le varie fasi di questo divertente processo: 1. Scegli 2. Pesi 3. Paghi 4. Mangi. Qui o a casa.

    Al Mia Market c’è un’atmosfera easy, da casa appunto. Tutto è terribilmente conviviale e assolutamente self service. Vi si tengono laboratori culinari dove si possono mettere letteralmente le mani in pasta. In più il cibo è dichiaratamente di stagione e biologico.

    L’idea di questo curioso negozio nasce da un progetto di Arabeschi di Latte, un gruppo tutto al femminile che si occupa di food design e di organizzazione di eventi e performance legati al cibo e alla convivialità. L’anno scorso le architette di Arabeschi di Latte hanno istallato al Festival del Design di Londra uno Gnocchi Bar, un piccolo angolo-cucina dove i visitatori potevano cimentarsi a preparare gli gnocchi partendo da un pentolone dove pescare la propria patata bollente. Lo scorso San Valentino al Mia Market si preparavano ravioli cantando in formula karaoke canzoni d’amore.
    Insomma, fantasia tanta. Pane e amore pure.

    Taccuino:

    Mia Market
    Via Panisperna 225
    Roma
    Tel. 06 47824611

    www.miamarket.blogspot.com

    mia-market1

    Da Roscioli, ovvero nel girone dei golosi

    In Ristoranti, Roma, Shopping on Marzo 19, 2009 at 9:37 pm

    roscioli
    “Due etti di Pata Negra per favore! E mentre aspetto, un bicchiere di vino…”
    Siamo seduti a uno dei tavolini “con vista” da Roscioli, la salumeria-gastronomia-ristorante di Via dei Giubbonari e osserviamo divertiti il via vai dei clienti che entrano a fare la spesa e di quelli che si fermano per mangiare. O entrambe le cose.
    C’è il giovane manager che torna da un viaggio di lavoro (si capisce perché trascina un piccolo trolley) che passa a fare la spesa al volo dopo aver trovato il frigorifero vuoto: prosciutto e carciofi. C’è il signore americano appassionato di formaggi che si fa spiegare cos’è la burrata e poi esce dal negozio felice con un pacchettino che olezza di latte di capra. C’è il quarantenne che aspetta un amico bevendosi un bicchiere di vino al bancone e intanto assaggia. E ci siamo noi che abbiamo prenotato per cena un tavolino con vista sul bancone dei formaggi e dei salumi e che non riusciamo a deciderci di fronte a un menù tentatore. Mentre sgranocchio il pane buonissimo (è da tre generazioni che la famiglia Roscioli gestisce un noto forno, poco lontano dal ristorante, che sforna pane e pizza per i romani) mi arrendo di fronte a una lista che contiene, tra le altre cose, 13 diverse selezioni di formaggi e 7 scelte diverse di mozzarella. Abbandono momentanemante il menù di fronte al quale non mi so proprio decidere e mi guardo attorno. Sedersi a cenare in gastronomia, e in particolare in questa gastronomia, provoca una continua sindrome di Stendhal. Da un lato una parete di vini, dall’altro la vetrina dei formaggi, ovunque scaffali colmi di ogni bontà: olii, paste, conserve. C’è di che perdersi e noi ci perdiamo con grande soddisfazione. Quando il cameriere premuroso si avvicina per prendere l’ordinazione, noi non siamo ancora pronti. Sarà una serata lunga… lunga e appetitosa.

    Consiglio: prenotare, prenotare, prenotare. I pochi tavolini di Roscioli sono ambiti per pranzo e cena. Quelli di fronte al bancone della salumeria sono appunto di fronte al bancone della salumeria. Se non vi piace l’idea di cenare mentre altri vi fanno la spesa accanto, prenotate un tavolino nella sala sul retro.

    Taccuino:

    Ristorante Gastronomia Roscioli
    Via dei Giubbonari, 21
    Tel. 06 6875287

    Antico Forno Roscioli
    Via dei Chiavari, 34
    Tel. 06 6864045

    www.anticofornoroscioli.com

    Il Gusto degli Altri #1

    In B&B, Milano, Provenza, Ristoranti on Marzo 13, 2009 at 5:26 pm
    [Il Gusto degli Altri è una passeggiata in rete e tra le pagine di giornali e riviste a sbirciare e raccogliere buoni indirizzi e suggerimenti]

    mandarin2
    Il ristorante cinese a Milano

    Non è facile come dirlo. Trovare un buon ristorante cinese dove non si abbia l’impressione che tutto sappia di fritto e glutammato. Dove non prevalga il mono-gusto e il mono-odore. Sigrid di Cavoletto di Bruxelles lo ha scoperto, ma dice che i milanesi lo conoscono da tempo. Il cino ristorante milanese che Sigrid descrive con tanto entusiasmo, è sobrio negli arredi. Perché anche l’occhio, oltre al palato, vuole la sua parte. Ma soprattutto, dice Sigrid, gli ingredienti sono buoni e i piatti ben riusciti. A giudicare dalle foto, sembra proprio di sì. [Via Cavoletto di Bruxelles]

    Taccuino:

    Mandarin 2
    via Garofalo Benvenuto, 22/a
    Milano
    Tel. 02 2664147
    www.mandarin2.it

    maison

    Una maison d’hôtes in Provenza

    Adina, della Cucina di Adina, si innamora di una maison d’hôtes in Provenza e non si fa fatica a capire il perché. Anche io mi innamoro leggendo. Mi innamoro della storia di questa coppia, Isa e Philippe, che nel 2003 lascia vite precedenti per cucinare (lei) e coccolare coi massaggi (lui). Mi innamoro delle foto che trovo sul sito della maison: mi innamoro delle stanze, della piscina, del giardino. Mi innamoro e intanto annoto: Maison Felisa. Mi piace anche il nome. [Via La cucina di Adina]

    Taccuino:

    Maison Felisa
    6 rue des Barris
    30126 St Laurent des Arbres
    Tel. +33 4 66399984
    Cell. +33 6 82760789
    maison.felisa@gmail.com
    www.maison-felisa.com

    Conosci un posto dove dormire a Londra?

    In Hotel, Londra on Marzo 8, 2009 at 5:00 pm

    Conosci un posto dove dormire a Londra? e la seconda domanda è: senza spendere una fortuna? Risposta difficile. Si sa che la cara Londra offre soluzioni per dormire tutt’altro che economiche e mette a dura prova il budget di chi la visita. Da qualche anno però un indirizzo c’è ed è quello dell’Hoxton Urban Lodge.
    Nato dall’intuizione del fondatore della catena di sandwich Pret a Manger, l’Hoxton Hotel rispecchia quella nuova tendenza che vuole alberghi di design, a basso costo e no frills, insomma lusso discreto, niente (inutili) orpelli e prezzi abbordabili. 

    Funziona così: le stanze partono da un prezzo di 59 sterline e arrivano a 199. Prenotare una camera all’Hoxton è come prenotare il volo con una compagnia low cost. Prima si prenota, meno di paga. Sul sito dell’Hoxton segnalano che esistono anche camere a 1 sterlina e camere a 29 sterline, ma difficili da prenotare se non le si ferma appena queste camere super economiche vengono messe “all’asta”.

    Inoltre l’Hoxton, che si trova nel centro di Londra, nelle vicinanze di Liverpool Street Station, offre ai suoi ospiti :

    • connessione wi-fi gratuita
    • una bottiglia di acqua e una di latte incluse nel prezzo della stanza
    • una breakfast bag (yogurt, succo d’arancia, una banana) lasciata fuori dalla porta al mattino
    • prodotti Aveda in bagno
    • ingresso alla vicina spa, con palestra e piscina per 5 sterline al giorno

    Per un caffè, un bicchiere, un pasto veloce a piano terra c’è il ristorante Hoxton Grille. In sintesi: mica male per un low cost!

    Taccuino:

    Hoxton Hotel
    81 Great Eastern Street
    Tel. 0044.207.55.01.000

    www.hoxtonhotels.com

    Si scrive Mama Shelter, si legge Philippe Starck. Ma non solo.

    In Hotel, Parigi on Marzo 5, 2009 at 6:04 pm

    lampada-mama-shelter
    Difficile non parlare del Mama Shelter. E infatti tutti ne parlano, tutti lo fotografano, tutti lo commentano. Da quando lo scorso autunno il rifugio parigino progettato dall’architetto-attivista Roland Castro ha aperto le porte nel XX arrondissment è tutto una serie di ammirati: “Oooh!”, “Bello!”, “Però!”. Tutto un parlare di nuova idea di hotellerie, di design hotel alternativo, di lusso democratico. Di extreme urban tourism. Di Philippe Starck di qui, di Philippe Starck di là. Blog, siti, riviste… tutti conquistati. Tutti così estasiati che mi insospettisco. E mi domando: il Mama Shelter è solo una ben riuscita e massiccia operazione di marketing e marchette? O è bello e buono veramente? Oppure è, come credo, una gigantesca operazione di marketing per un hotel che ha sicuramente del bello, ma anche del buono? E soprattutto: se vado a Parigi, lo prenoto o non lo prenoto?
    La cosa migliore è chiedere a qualcuno che c’è già stato. Per fortuna mi viene in aiuto Fabrizio, amico di vecchissima data che al Mama Sheleter ha passato un paio di notti e che è felice di farmi una micro recensione.

    Cara Miro,
    sì, sono stato al Mama Shelter e l’ho trovato un po’ fuori mano ma molto accogliente.
    Gli ambienti si rifanno alla cultura dei Graffitari Urbani. Infatti trovi graffiti, appunti, citazioni su ogni parete.
    Le camere sono poco illuminate ma molto molto sexy. In più hanno un iMac da 24 pollici con collegamento internet super veloce e musica e video e chat.
    Tutto ruota intorno al ristorante. Molto carino e dai prezzi contenuti. Frequentato da clientela eterogenea: giovani uomini d’affari, turisti, pop star, scrittori, nullafacenti. Di tutto un po’.
    Note negative: distanza dal centro, lontananza dal metro e dalla fermata del bus. A chi interessa, no room service.

    Aggiungerei, e qui cito dal comunicato stampa dell’hotel, che al Mama Shelter ci sono anche:

    • un tavolo da calcetto per 8 a disposizione degli ospiti
    • una sala yoga per chi dovesse avere un impellente bisogno di incastrarsi in un’asana
    • scritte in gesso che annunciano ogni giorno gli eventi & appuntamenti culturali della Ville Lumière.

    Aggiungo di mio:

    • gli interni curati da Starck, in particolare le lampade-super-eroi che mi fanno impazzire
    • il prezzo. Buono. Non regalato, ma buono.

    In conclusione: io prenoterei. Se tutti ne parlano, e soprattutto se me lo dice Fabrizio con il quale ho diviso il banco e la merenda alle elementari, significa che ci sono buone ragione per andarci.
     
    biliardino-mama
    tavolo-mama

    Taccuino:

    Mama Shelter
    109, rue de Bagnolet,
    75020 Parigi
    Tel + 33 1 43484848

    Prenotazioni al: paris@mamashelter.com
    www.mamashelter.com

    Join the knitting revolution

    In Eventi & Appuntamenti, Milano on Marzo 1, 2009 at 9:21 pm

    gomitolo1

    Photo: www.woolandthegang.com

    Fare la maglia non è più (solo) un passatempo da nonne. Fare la maglia è metropolitano. Fare la maglia dicono sia il nuovo yoga o il nuovo nero, come preferite voi. Fare la maglia si dice knitting e oggi va in mostra alla Triennale di Milano.
    Dritto e Rovescio si chiama, non sorprendentemente, la mostra sugli intrecci tessili e i processi creativi (leggi: sull’arte di fare la maglia) in corso alla Triennale fino alla fine di marzo. La mostra, che nasce dall’esperienza condotta del gruppo do-knit-yourself e NABA (Nuova Accademia di Belle Arti Milano), propone oggetti di design, fotografie, installazioni e video di circa 30 artisti e offre laboratori aperti al pubblico,  che vanno dai corsi di maglia e ricamo alle conferenze di filosofia.

    Ma la mania del tricot non finisce qui. Al caffè della Triennale un gruppo agguerrito di knitters milanesi si trova da tempo ogni terzo sabato del mese per sferruzzare in compagnia. Tra una sciarpa, una chiacchiera e un gomitolo, sedute nelle sedie design, intessono il filo dei Knit Café meneghini (qui e qui gli indirizzi degli altri Knit Café in giro per l’Italia). Partecipazione aperta a tutti, anche a chi non è proprio un mago del filato. Se però volete studiare prima di andare a un incontro di knitters, provate a guardare le video lezioni di maglia di Lei Web, oppure quelle in inglese dello chicchissimo “collettivo” Wool and the Gang, nato dall’idea di una ex-modella che ha appreso da ragazzina l’arte del lavoro ai ferri e ha pensato di trasmettere il know-how a una gang estesa di knitters, “ragazzi e ragazze dai 7 ai 77 anni, tutti legati da un filo di lana”.
    Wool and the Gang ha anche creato un kit per aspiranti knitters che contiene aghi giganti, lana (la Crazy Sexy Wool) e schemi per farsi da sé una sciarpa, un cappello, un gilet, a seconda delle proprie capacità. Il kit è in vendita sul sito del progetto e su quello di Colette e non è esattamente a buon mercato. Ma molto bello a vedersi.

    wool-and-the-gang-kit
    Il kit di Wool and the Gang

    E poi… e poi ci sono anche le Knitta Please, artiste di strada che lasciano segni di lana nel paesaggio urbano ricoprendo di lavori di maglia lampioni, cartelli, monumenti (avete presente i semafori con la sciarpa? Ecco, sono opera loro). E il charity knitting delle Tricoteuses sans frontières che devolvono i loro incassi ai medici in prima linea.
    Una rivoluzione nel modo di vedere e vivere un lavoro/passatempo che è utile e creativo e perché no anche caritatevole, divertente, socializzante, artistico, modaiolo…

    Taccuino:

    Dritto Rovescio
    Fili intrecciati tra arte, design e creatività di massa
    24 febbraio – 29 marzo 2009
    Triennale Design Museum
    viale Alemagna, 6
    Milano
    Ingresso: 8 euro
    Orario:
    martedì-domenica: 10.30 – 20.30
    www.triennaledesignmuseum.it

    Vedere le città attraverso l’occhio di una Lomo

    In Guide on Febbraio 8, 2009 at 10:40 am

    lomo2

    La prima volta che ho incontrato una Lomo era tra la mani di un ambasciatore. Un Lomo-ambasciatore, non un ambasciatore da ambasciata, per intenderci. Per essere precisi si trattava del Lomo-ambasciatore dell’allora Repubblica Federale di Jugoslavia. L’ambasciatore fotografava in continuazione senza guardare nell’obiettivo e di fronte alla mia crescente curiosità mi spiegò con entusiasmo la Lomo-filosofia condensata nelle dieci Lomo-regole: dalla n°1 “porta la macchina fotografica sempre con te”, alla n° 10 “non ti curare di nessuna regola”. Mi suggerì che modello acquistare per iniziare e in breve tentò di fare di me un’adepta della macchina fotografica russa. Purtroppo il Lomo-ambasciatore non poteva sapere quanto io fossi pigra. Prima di lasciare Belgrado promisi solennemente di dedicarmi con ardore alla nuova scoperta, ma ahimè la mia Lomo-esperienza si concluse lì.

    Sei anni dopo, durante una delle mie web passeggiate, mi imbatto nel blog di una ragazza di Singapore che si firma Tommy, vive a Londra e, dice lei, ama le cose belle. Tommy fotografa quello che le piace e, grazie a una Lomo, esplora angoli di città che poi raccoglie in guide online ricche di indirizzi e immagini. Le guide delle città viste attraverso gli occhi di una Lomo sono nate, come spiega Tommy nell’introduzione della guida londinese, non solo per i visitatori, ma anche per chi in quelle città vive. A me sono piaciute subito la guida di Londra e quella di Parigi, perché ho trovato posti che conosco e che amo e altri che mi hanno istantaneamente attratto e incuriosito.
    Per ora le guide sono sette e riguardano sette città molto lontane e diverse tra di loro, da Singapore a New York, per darvi un’idea. Ma io spero che la collezione si ingrandisca, così come spero un giorno di cominciare il mio percorso da Lomo-maniaca. Come diceva il maestro Manzi: non è mai troppo tardi.

    mosaiclondon
    Lomo immagini della Londra di Tommy, dal suo blog Notes by Naive

    Taccuino:

    Le Lomo Guide online:
    Lomo Guida di Londra
    Lomo Guida di Parigi
    Lomo Guida di New York
    Lomo Guida di Singapore
    Lomo Guida di San Francisco

    Ich bin ein Berliner

    In Berlino on Febbraio 1, 2009 at 6:26 pm

    berlin1
    Foto: Brilliant Apartments. Appartamenti da affittare a Prenzlauer Berg

    Per chi vuole sentirsi berlinese e vivere, anche solo per un week end, da berlinese, affittare un appartamento può essere un’ottima soluzione. Soprattutto se gli appartamenti in questione si trovano nel quartiere di Prenzlauer Berg, in quell’angolo di Berlino ricco di ristoranti, bar, negozi, gallerie e abitato da un misto di artisti e famiglie con bambini. O da artisti con bambini. O da artisti-bambini? Insomma, per farla breve, un quartiere dove è bello far finta di essere di Berlino. Con Brilliant Apartments si può fingere di essere berlinesi per un giorno o più, affittando un appartamento a Prenzlauer Berg a prezzi decisamente convenienti. Gli appartamenti sono luminosi ed essenziali, arredati in stile pseudo-Ikea e possono ospitare da 1 a 6 persone. Da sapere è anche che sono dotati di cucina attrezzata, di lenzuola e salviette. Wi-Fi incluso. Una buona alternativa all’albergo, no?

    belrino-ostello1

    Foto: Schlafen im spätkauf. L’ingresso del negozio

    Sempre a Prenzlauer Berg poi, per chi viaggia in economia, c’è un piccolo negozio all’angolo di una stradina che sta aperto fino a tardi la notte e dove, per venti euro a notte (venti, sì, avete letto bene) si può dormire in una delle due stanze allestite dai proprietari del negozio al piano di sopra. Bagno e cucina sono in condivisione tra le due camere e i bambini sotto i sei anni sono ospiti non paganti. Il posto si chiama Schlafen im spätkauf che in italiano suonerebbe un po’ come dormire nel negozio.
    Parlando di Berlino e di viaggi in economia, mi viene anche in mente di aver visto recentemente in libreria la “Guida di Berlino per squattrinati“, i cui autori definiscono la capitale tedesca “povera ma sexy”, “l’ultima capitale occidentale dove anche uno squattrinato studente, stagista, bohémien o semplice turista può vivere senza andare in bancarotta. Però con stile”. Anche nel dormire.

    Taccuino:

    Brilliant Apartments
    Oderberger Strasse 38
    Berlin
    Tel: +49 3080614796

    www.brilliant-apartments.de

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    Schlafen im spätkauf
    Choriner Strasse 12
    Berlin
    Tel: +49 1632637619

    www.sorjenpause.de

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    Viaggio in Egitto

    In Egitto on Gennaio 23, 2009 at 3:41 pm

    egitto1
    Photo credit: Argenberg on Flickr
    © Argenberg (www.argenberg.com)

    Enrico, il Grande Turco (ricordate? ne ho parlato qui), organizza un viaggio in Egitto per la fine di Febbraio.
    Il viaggio è studiato da un egittologo e pensato per un piccolo gruppo che ama un turismo, come scrive Enrico, “lento, attento alla cultura locale e a contatto con la gente”.

    Il programma dettagliato del viaggio è sul sito della Compagnia del Relax.

    Una notte a Firenze e una a Bruxelles.

    In B&B, Bruxelles, Firenze on Gennaio 21, 2009 at 10:34 pm

    Firenze. B&B Le Tre Stanze

    firenze

    Taccuino

    Le Tre Stanze
    Via dell’Oriuolo, 43
    Firenze
    Tel: +39 329 21.28.756

    trestanze@yahoo.it
    www.letrestanze.it

    Bruxelles. B&B La casa

    lacaseabxl
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    Taccuino

    La casa bxl
    116, rue du marché au charbon
    Bruxelles
    Tel   +34 928 77 44 27

    reservation@lacasabxl.com
    www.lacasabxl.com

    (Le foto sono tratte dai siti dei due B&B)