Colazione in centro a Roma, all’ombra del Pasquino

Ricevo e volentieri condivido la segnalazione di Giovanna, amica trasferita da tempo a Roma. Grazie Gio!

“Appuntamento in Piazza Pasquino alle 11,00, all’angolo in cui inizia Via del Governo Vecchio. Si chiama Caffetteria Pasquino, la riconosci subito perché sotto i due ampi ombrelloni davanti alla porta d’ingresso ammiccano tavolini e sedie in ferro battuto color lilla sui quali non mancano mai fiori freschi di tanti colori. Vedrai, ti piacerà”.

“E’ domenica mattina e si è svegliato già il mercato” mi viene da canticchiare mentre accendo il mio scooter rosso e mi avvio verso il centro di Roma. E’ una splendida mattinata di sole. Ma non sto andando a Porta Portese, come cantava Claudio Baglioni, bensì nel vecchio centro storico alle spalle di Piazza Navona, un’oasi tranquilla e a passo d’uomo, tra il caotico Corso Vittorio Emanuele II e il Lungotevere, che approda davanti al ponte pedonale di Castel Sant’Angelo. E a fianco, sulla sinistra, spunta il Cupolone.

Storico quartiere e incastro di palazzi di diverse epoche e scorci suggestivi di vicoli, archi e piazzette, su cui si affacciano boutique, negozi di antiquariato, vecchie botteghe di artigiani, banchi di frutta, trattorie e caffè più o meno alla moda. Via del Governo Vecchio è un angolo in cui si riesce ancora a respirare l’atmosfera dei quartieri del centro della Roma di un tempo. A due passi dalle celeberrime Piazza Navona e Campo de’ Fiori, chiassose e strabordanti di turisti, venditori ambulanti e locali dai menù ultra-colorati in due o tre lingue con tanto di “buttadentro”, la Caffetteria Pasquino è incastonata, come una pietra dai colori delicati e preziosi, in un angolo dell’omonima piazzetta, all’inizio di via del Governo Vecchio.

Il colpo d’occhio cattura e ha qualcosa che lo colloca fuori dal tempo. Forse sono i tavolini e le sedie in ferro battuto, come negli anni ’30, oppure il fatto che siano lilla con i fiorellini sopra, forse il contrasto con l’arredamento di legno, i lampadari di colori vivaci e le pareti tappezzate da manifesti di eventi culturali. O forse il sorriso e la voce gioiosa e rilassata dei clienti che si siedono, si salutano, scambiano quattro chiacchiere gli uni con gli altri e con la sorridente giovane ragazza che sta dietro il banco, Diana, 23 anni di gentilezza e savoir-faire, spontaneità e attenzione. A guardare i clienti si capisce che non sono l’unica ad essere stata catturata dal fascino discreto e rilassante di quest’angolino. Sei nel centro di Roma ma a tratti, non so perché, sembra di essere a Parigi. I turisti che passano di qua sono più silenziosi, osservano incuriositi e vengono attratti dall’atmosfera.

Mentre Diana mi prepara un “marocchino” di tutto rispetto, decorato con cacao e salsa di cioccolato, nei tavolini fuori quattro persone parlano di politica, commentando il fatto del giorno leggendo i giornali messi a disposizione dal locale.

Diana è di Rieti, studia Storia Medioevale all’Università e da due anni si mantiene agli studi lavorando in questo angolino di Città Eterna, aperto quattro anni fa da Elisa, sua sorella, e da Francesca, e subito adottato da tutti coloro che questa zona la vivono o ci passano parte del proprio tempo. Come “nonnina”, c’è una vecchina che abita qui da sempre e che, indipendentemente dal fatto che il locale sia pieno o vuoto, ha sempre un posto riservato: Oppure c’è Stefania, la tappezziera, che qui è nata, cresciuta e ora, con fatica, continua a mandare avanti la sua bottega. E c’è Anna, sfrattata dalla bottega di San Lorenzo in cui da sempre faceva gioielli e ora “ambulante stanziale” ha un banchetto qui dietro. Qui ascolti le storie di quella Roma di quartiere che ancora sopravvive, anche se con un po’ di fatica.

“Ciao Diana!” risuona il saluto allegro di una bimba rom . “Ciao tesoro – risponde lei – come stai? Sei andata a scuola? Dov’è la mamma?” e si sporge dal bancone per darle un bacio.
Eccola la mamma, è molto giovane, saluta Diana con un sorriso e lei ricambia con due cappuccini con un cuoricino di cacao disegnato sulla bianca schiuma. Diana mi guarda e sorride “Vedi, qui da noi non ci sono cartelli di divieto, non ci sono discriminazioni, tutti sono i benvenuti, anche gli animali – aggiunge indicandomi un cartello con un cagnolino sotto cui risalta la scritta “Noi qui possiamo entrare” – e non abbiamo mai avuto problemi di nessun tipo.” E a constatare l’atmosfera si capisce quanto siano più efficaci un sorriso e il buon esempio di mille cartelli repressivi!

Che sia l’influenza di Pasquino? E si, perché la statua che da il nome alla piazza ha una storia molto conosciuta dai romani. E’ una delle “statue parlanti” ossia la voce del popolo romano. Ancora oggi possiamo infatti leggere le “Pasquinate”, messaggi o testi, posti alla base della statua, spesso in rima, in romanesco ma anche in latino, a cui per tradizione il popolo romano affidava la satira nei confronti di autorità e personalità di spicco della città.

Clientela apparentemente eterogenea ma allo stesso tempo amante di un posto un po’ fuori dai cliché , dall’intellettuale al corniciaio di bottega, dai residenti di sempre ai fedelissimi della passeggiata della domenica mattina. E ancora, giovani studenti con lunghi dreadlocks e piercing e ragazze con vestitini alla moda, numerosissimi all’ora dell’aperitivo, “complice un occhio di riguardo ai prezzi – aggiunge Diana, strizzandomi l’occhio – già bassi rispetto alla zona e a volte personalizzati.”

Più un luogo di pausa rilassante che un vero e proprio esercizio commerciale dunque. E forse proprio per questo c’è sempre qualcuno in questo locale. Non per niente è aperto dalle 6,30 alle 2,00 di notte. Saranno i tavolini lilla, la gentilezza di Diana, la non omologazione di generi, pensieri e parole. O forse i dettagli dei lampadari all’interno del piccolo locale che riflettono sugli specchi lungo i muri, regalando un’aria così da bistrot. Non so, sarà forse anche qualcos’altro che non so spiegare ma, se vi trovate a Roma, nei pressi di Piazza Navona, non perdete una passeggiata in Via del Governo Vecchio e una rilassante pausa sui tavolini color lilla e carta da zucchero della Caffetteria Pasquino, meglio ancora se in una splendida mattinata di sole, prima di perdervi tra le stradine di sampietrini, banchetti di frutta e vecchie botteghe.

Testo e la foto sono di Giovanna Scotton. Giovanna si occupa di informazione istituzionale e giornalismo internazionale, abita a Roma da circa quattro anni, da due fa la pendolare con Napoli per lavoro. Nel week end cerca di rilassarsi, andando alla ricerca di quegli angoli di umanità che la caotica Città Eterna gelosamente sa ancora custodire. Per Nomadi Stanziali ha promesso di scrivere ancora.

Taccuino

Caffetteria Pasquino
Via del Governo Vecchio, 79
Roma
Giorni di apertura: sempre aperto
Orario: 6,30 – 2,00

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